Il cadavere squisito

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L'architettrice, di Melania Mazzucco - recensione


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È un romanzo storico, in forma di autobiografia, che ruota intorno agli oggetti e allo stimolo prezioso che ne deriva.
Si tratta di oggetti chimerici, frammentari,  generalmente antichi o fuori contesto, che esercitano un'attrazione per la loro forma, provenienza o per la  funzione che hanno perso: un dente di balena, un ciondolo di ossidiana o un palazzo antico distrutto dalle cannonate.

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All'attrazione degli oggetti arcani e fuori posto ci hanno abituato le avanguardie storiche del  ‘900, da De Chirico a Duchamp. Il reperto archeologico o il prodotto di uso comune acquistano un aspetto e un fascino nuovi.
È lo stesso mistero dell’ object trouvée: sono gli oggetti a conservare i ricordi, e da quelli partiamo per cercare di ricostruire una storia.

Questo romanzo ci parla dei ricordi e dell'arte in generale: di quella contemporanea più ancora di quella antica, barocca, trattata nel romanzo. Perché l'arte di oggi è spesso un sostituto della persona, ed esiste in sua vece. Come gli ottanta chili di caramelle che Felix Gonzalez-Torres, nel 1991, riversa in una sala di museo, in sostituzione del suo compagno appena  morto, invitando i passanti ad attingere dal cumulo. 

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L'arte non tramanda più l'eterno ma una singola esistenza. È la stessa cosa per le bustine di zucchero del  progetto Base di Francesco Arena del 2020: una serie di bustine di zucchero il cui contenuto è utilizzato solo per metà dall’artista durante il suo quotidiano consumo di caffè.  Il manufatto sostituisce la persona, l'oggetto parla al suo posto.
Il palazzo che ricorda la forma di un vascello è uno degli elementi attorno a cui si sviluppa il romanzo. Anche in questo caso ci troviamo immersi in salti temporali di duecento anni, sempre a ricercare la storia e ad immaginare il passato.

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  • 10 months ago
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Landscape Incisioni di Norman Ackroyd

Dal 18 maggio al 24 giugno, Firenze

Cartavetra – Luogo Per Le Arti - Via Maggio 64/r - Firenze

Fino al 24 giugno, Cartavetra – Luogo per le Arti, ospita Landscape, la prima mostra italiana del pittore e incisore inglese Norman Ackroyd.  Sono esposte trentacinque acquetinte di paesaggi marini.

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Le marine di Ackroyd sono il frutto di un processo di ri-contestualizazione. Il loro principale interlocutore è il paesaggio romantico che, per tradizione, esprime spiritualità e ricerca dell’assoluto attraverso la contemplazione della natura.

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Nella pittura romantica di paesaggio la presenza dell’uomo è marginale ed è eventualmente utile per esaltare la solennità della natura. La veduta urbana al contrario è espressione di un contesto puramente umano. La città è un luogo interamente costruito dall’uomo ed è difficilmente concepibile senza i suoi protagonisti. L’assenza della figura umana nelle vedute cittadine tende a conferire all'immagine un aspetto metafisico o surreale e concorre a creare una sensazione di spaesamento.

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Nelle marine di Ackroyd la presenza umana è superflua: esse mantengono una relazione con lo spirito romantico ma subiscono una trasformazione. Il loro aspetto proto-fotografico, che le fa somigliare alle prime immagini ottenute con lastre d’argento e vapori di sodio, racconta la condizione dell’arte contemporanea fatta di recuperi di sovrapposizioni di epoche.

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Ackroyd eredita l'aspetto contemplativo dal romanticismo, ma esclude dalla propria ricerca la celebrazione dell'artista come personaggio e la volontà di fusione tra arte e vita, che rappresentano il vero lascito del romanticismo.
Ackroyd circoscrive e trasforma la sua eredità romantica attraverso il tratto archeo-tecnologico in cui il positivo e il negativo si mescolano e le immagini sembrano emergere dopo lunghi tempi di esposizione, ma sfugge alla volontà di estetizzazione dell’intera esistenza, per testimoniare che non tutto nella vita può essere considerato arte.

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Norman Ackroyd

    • #acquatinta
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  • 5 years ago
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La mostra Duchamp magnétique

Pablo Echaurren rilegge Duchamp
9 maggio – 15 ottobre 2017 Venezia S. Marco - Scala Contarini del Bovolo

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In mostra a Venezia, fino al 15 ttobre 2017, una serie di opere che sviluppano una rilettura del metodo di lavoro di Duchamp ed entrano nel suo dominio concettuale e linguistico.
Nel suo confronto con Duchamp, Pablo Echaurren ripete la scelta di oscillare tra due posizioni e due significati differenti.

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L'interpretazione dell'opera di Duchamp coglie, oltre al motivo fondante dell'ambiguità e dei giochi di parole, anche il tema della ripetizione, che per Duchamp è generalmente letteraria o verbale e per Echaurren gestuale.
La gran parte delle opere di Duchamp compone un doppio significato dato dalle omofonie, dalla riorganizzazione di elementi uguali e dallo scambio di posizioni. 

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Per Echaurren la ripetizione è invece più legata all'azione, come salire e scendere le scale o riprodurre un'opera duchampiana trasportandola, attraverso una particolare decorazione “all’antica”, in un'epoca più remota.
Ambiguità e ripetizione sono dunque i temi che Echaurren sceglie come elementi distintivi delle sue opere e come indicazione di legame con Duchamp.
La scelta di dare rilievo a gesti semiautomatici, come salire e scendere le scale, è un passaggio necessario all'assimilazione. L'elaborazione attraverso la ripetizione serve a dare corpo alla dimensione mentale e dunque a quella forma di coscienza o di consapevolezza alla quale si arriva attraverso un processo.

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La ripetizione genera spesso una parziale sospensione della coscienza. Il semiautomatismo dei gesti o la ripetizione che genera ricordo ( come nella copia decorata con motivi cinquecenteschi dell'orinatoio firmato R. Mutt) costituiscono un esercizio sensoriale. Una forma di mediazione tra il conseguimento di significato nell'azione singola e un processo  di apprendimento.
Si tratta in fondo di una ricerca in cui la singolarità è volontariamente dissolta a favore di una modalità differente, più diffusa e priva di personalismi.

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L'arte ha smesso di essere lineare ed è diventata contemporanea, non tanto a noi quanto a se stessa: è divenuta un luogo ( principalmente grazie alla tecnologia) dove passato e futuro si azzerano e tutto è unito ed esiste nello stesso tempo.

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    • #echaurren
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  • 5 years ago
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Fotografia Europea 2017

Reggio Emilia 5 maggio - 9 luglio 2017

Circuito Off - Le foto di Ermanno Foroni

Ateliers Viaduegobbitre è uno degli spazi più interessanti dei Circuito Off di Fotografia Europea. È un vecchio edificio con appartamenti e cortile interno, in cui ogni scala, stanza o ingresso, nelle giornate di Fotografia Europea è utilizzato come sede espositiva.

fotografia europea

Le foto sono ammesse nello spazio fisico: anche quelle di Instagram superano il puro spazio social e rientrano in quello tangibile.
In uno dei vani dell'edificio, tra ringhiere, scale e ballatoi, sono esposte le foto dell'ultimo reportage di Ermanno Foroni, realizzato in Congo a gennaio di quest'anno.

reggio emilia fotografia europea

Le foto documentano l'estrazione del coltan, un composto di due minerali (molto prezioso e leggermente radioattivo) largamente utilizzato per la produzione di componenti elettronici e nel campo dell'high-tech. Le immagini illustrano le tragiche condizioni di vita, i rischi per la salute e il lavoro malpagato dei minatori della Repubblica Democratica del Congo. 

La povertà, la malattia e l'assenza di diritti sono temi talmente consueti da rischiare di diventare impercettibili e vaghi e spesso l’informazione e la comunicazione risultano inefficaci. La comunicazione trova nella fotografia uno dei suoi strumenti principali e tuttavia non ne esaurisce la portata. La fotografia infatti non è una semplice trasmissione delle conoscenze, Il suo campo d'azione sta a metà tra informazione e cultura; essa consegue significato attraverso il modo in cui è realizzata e contestualizzata.

fotografia europea reggio

È la collocazione nel giusto contesto a fare la differenza tra far comprendere e provare.
Sottoporre se stessi a un viaggio difficile e pericoloso per il raggiungimento di una nuova conoscenza, serve per vedere il proprio mondo con altri occhi; trasmettere la propria esperienza è il passo successivo.

reggio emilia foroni ermanno

Alla mostra ho acquistato la foto di un bambino con tre taniche gialle. Foroni (che accoglieva i visitatori) mi ha raccontato che questo bambino camminava per due ore per arrivare al fiume a riempire i recipienti e poi rientrava portandoli una alla volta, così doveva fare tre viaggi. Non mi sarei soffermata se l'avessi vista su Google senza conoscere la storia. In mostra non ci sono didascalie a descrivere le foto e i loro protagonisti: spero che vengano aggiunte al più presto perché è il racconto a distinguere un'immagine da banca-dati da un'esperienza.
Tutto il meraviglioso racconto del fotografo che descrive e ricorda il suo arresto per aver scattato foto senza i permessi necessari, il sequestro della sua macchina fotografica e il suo rilascio grazie all'intervento del vescovo della Diocesi di Goma, se non aggiunto a corredo delle fotografie rischia di ridurre il loro impatto, perché di informazioni e conoscenza siamo pieni ma l'arte e la fotografia valgono anche come momenti di trasmissione di un'esperienza.

    • #fotografiaeuropea
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    • #mostra fotografica
    • #reportage
  • 5 years ago
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L'arte contemporanea croata in mostra a Roma

KUZMA KOVAČIĆ 11 aprile – 20 maggio 2017 Musei di San Salvatore in Lauro -Piazza di San Salvatore in Lauro 15, Roma.

Ai Musei di San Salvatore in Lauro a Roma è stata allestita una mostra che promuove l'arte contemporanea croata.
Si tratta di una mostra monografica di  Kuzma Kovačić, professore ordinario di scultura all’Accademia delle Arti dell’Università di Spalato. Gran parte della sua produzione artistica riflette una profonda unione con la fede cristiana.

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Nelle opere realizzate per i luoghi di culto ricorrono i simboli sacri più noti come la forma del pesce, già utilizzata nelle catacombe romane dalla fine dal primo secolo per simboleggiare il Cristo, la croce e altri simboli della cristianità come la stella d'oriente e la stella del mattino. Le opere non destinate ad arredi liturgici presentano invece un aspetto meno ortodosso e di più libera lettura.

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Nei vetri blu irregolari, nelle terrecotte, nel legno, si manifestano quelle qualità più astratte che generano nello spettatore esperienze diverse e meno guidate rispetto agli arredi sacri.

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Queste sculture meno osservanti, che alternano riflessi d'oro alla trasparenza dell'acqua, veicolano messaggi di rinnovamento e di rinascita.
Il ricorrente colore azzurro delle sculture in vetro e in poliestere, che nell’iconografia cristiana è associato al cielo, all’acqua battesimale e a qualità come la compassione e la devozione, richiama anche in un universo laico, una condizione di equilibrio e di armonia.

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Anche i monumenti pubblici celebrano un legame spirituale con la terra d’origine. L’Altare della patria croata (1994) risponde a una ricerca di completezza e di continuità tra individuo e paesaggio

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e la torre, da sempre simbolo di prigionia, si trasforma nel Monumento della libertà croata (2002) e diventa emblema di cambiamento. Una nuova creazione fatta di spazio e tempo differenti, in cui l'ordine delle cose possa essere ricostruito e trasformato.

    • #arte contemporanea
    • #arte moderna
    • #croazia
  • 5 years ago
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